Da un'indagine all'ospedale pediatrico "Bambino Gesù", la conferma che i bambini neutralizzano meglio il SARS-CoV-2

2' di lettura 26/03/2021 - E' arrivata la conferma ad un'ipotesi su cui virologi ed immunologi si sono più volte espressi: i bambini neutralizzano meglio il SARS-CoV-2 e, di conseguenza, la loro risposta immunitaria determina anche una minor capacità infettiva.

A confermarlo coi dati - informa l'agenzia "Dire" - è un'indagine dell'ospedale pediatrico "Bambino Gesù", pubblicata su Cell Reports e condotta insieme all'Università di Padova e all'Istituto zooprofilattico di Venezia.

L'indagine ha identificato le caratteristiche immunologiche dei pazienti che meglio reagiscono all'infezione da SARS-CoV-2, arrivando a determinare come I bambini neutralizzino il virus prima e meglio rispetto agli adulti. "E' emerso in modo chiaro - precisa il prof. Paolo Palma, che ha guidato la ricerca insieme al gruppo scientifico "Cactus", intervistato dalla stessa agenzia - che esiste in natura un gruppo di bambini che sono in grado di controllare il virus gia' a partire da una settimana dall'aver contrattato l'infezione. Abbiamo approfondito dal punto di vista virologico e immunologico come questi bambini siano riusciti a neutralizzare il virus e a controllare a livello nasale la presenza del patogeno, vale a dire la carica virale e quindi anche la loro capacità di trasmettere il SARS-CoV-2. Questo ci consente di inserire un criterio immunologico ed epidemiologico per reinserire i bambini a scuola. Il controllo del virus è mediato dagli anticorpi neutralizzanti - spiega l'esperto - e si traduce anche nella ridotta possibilità di trasmettere il virus ad altre persone.

L'indagine che abbiamo portato avanti ha coinvolto 66 piccoli pazienti in un'età compresa tra 1 e 15 anni, ricoverati nel centro Covid del Bambin Gesù di Palidoro nell'estate del 2020. Erano in ospedale perché i loro genitori o fratelli erano positivi. Una delle ragioni per cui, da parte di molti di questi pazienti, c'è stata una risposta neutralizzante è che vi sia una correlazione tra pregressi con i beta-coronavirus e una certa quota di cellule linfocitarie già sviluppate, quindi una propensione più rapida nella risposta al SARS-CoV-2. Poi esiste una componente genetica da considerare: il background genetico di un individuo ha rilevanza nel determinare la risposta immunitaria a un virus. La storia dell'Hiv e della malaria, con l'HLA, ce lo hanno dimostrato".






Questo è un articolo pubblicato il 26-03-2021 alle 01:10 sul giornale del 27 marzo 2021 - 121 letture

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